enogastronomia

L’alimentazione dell’uomo è legata alla sua storia; alle attività lavorative (agricoltura, pesca, pastorizia) ed al suo modo di vivere. Essa costituisce parte della “cultura” della vita. Ha caratterizzato la storia dei popoli ed è sempre stato un indice per valutarne l’importanza, la civiltà, l’evoluzione.
Cibi, bevande, modi e sistemi per prepararli e per conservarli nel tempo, hanno caratterizzato la storia dell’uomo. Se il nostro sguardo si volge verso i nostri antenati, abitanti attorno all’attuale territorio di Cabras, risulta chiaro che il loro modo di alimentarsi era legato in prevalenza alla pesca, all’agricoltura ed in modo forse maggiore a quello di oggi, alla pastorizia. Il piacere del mangiare legato ai momenti di riposo dal lavoro, ai momenti di festa, il piacere di gustare un ottimo vino, un dolce tipico od un particolare liquore, hanno sempre avuto un significato importante nella storia dell’uomo del Sinis.
I cibi tradizionali del nostro paese, dal pane confezionato una volta con la farina del grano duro, ai muggini lessi, alla mreka, alla bottarga, alla semplice anguilla, alla burrida, ai carciofi, ai pomodori e ai meloni e per ricordare ancora i più poveri, dalle cipolle in agrodolce, ai fagioli e ai ceci e lenticchie, sono tutti cibi tipici di una vita semplice, di un modo di vivere sereno, a volte povero, ma dignitoso.
Pensiamo al modo frenetico della vita di oggi. Nelle grandi città, ma si sta diffondendo anche in quelle piccole, il “mangiare” è strettamente legato all’attività lavorativa. Breve è la interruzione del lavoro per il pranzo di un impiegato, che non fa a tempo a rientrare a casa, perciò consuma un pasto, chiamiamolo così, nell’intervallo del lavoro, presso un bar (adattati oggi allo scopo) o presso un fast-food. Lo stesso nome fast-food che significa “pasto svelto”, da l’idea di come sia venuto meno il magico momento del pranzo a mezzogiorno, generalmente il più importante della giornata. Gli addetti al mondo della ristorazione, hanno il compito meraviglioso di fare dimenticare agli “ospiti” questo mondo affrettato, noi vogliamo un mondo a dimensione umana, dove il momento del pranzo e della cena, siano momenti felici, fatti per degustare ed apprezzare i nostri cibi genuini e per ritrovare anche i momenti di comunità, il piacere di stare assieme a tavola.
Perciò è importante riscoprire i nostri alimenti, valutare al meglio la necessità di produrre sano e bene, e soprattutto la valorizzazione dei prodotti cosiddetti “a rischio”, che tendono cioè a scomparire, i cosiddetti prodotti di “nicchia” (pensate alla bottarga, alla mreka, a su pisci affumau, eccetera).
Lo scopo di questo nostro percorso è proprio questo: conoscere i nostri alimenti, i modi per prepararli e chi li produce, apprezzando e valutando di conseguenza, chi mette a disposizione del consumatore prodotti di qualità. Conoscere la nostra storia dell’alimentazione, facendo tesoro anche delle conoscenze che ci provengono da lontano, forse anche da un mondo che oggi non c’è più, per riproporre usi, modi e costumi anche nel mangiare ma che hanno caratterizzato la nostra civiltà.
Ecco il nostro compito principale: dobbiamo essere capaci di proporre, con ottima conoscenza, “ospitalità” (intesa nel senso più ampio della parola) a chi ce la chiede. Dobbiamo essere capaci di conquistare “il turista” “ospite” per antica tradizione sarda, con una offerta che appaghi la sua richiesta. Noi non dobbiamo partecipare nel modo più assoluto ad alcuna forma di turismo cosiddetto “di rapina”. Noi dobbiamo offrire “il meglio” compatibilmente con la nostra struttura turistica, e chiedere perciò il compenso adeguato. Dobbiamo ricordarci che un turista “perso”, per un nostro comportamento inadeguato, è un turista che non vedremo più, anzi sarà il nostro peggior sponsor.
Bene, diamo allora uno sguardo, mentre compiamo il nostro giro, ai prodotti più importanti del nostro territorio cabrarese; esaminiamo la realtà che ci circonda, vediamo cosa produciamo, chi sono i produttori e quali sono i prodotti che ci propongono.
Prenderemo in considerazione i nostri migliori prodotti: i nostri vini, la nostra vernaccia, l’ottimo olio, l’aceto balsamico, la carne dei nostri agnelli, la nostra frutta, il riso delle nostre zone, il tipico pane, i dolci tipici legati a particolari ricorrenze e feste, i nostri ortaggi ed infine i pesci del nostro stagno, la bottarga, la mreka e “su pisci affumau”, la burrida, ecc. tutte prelibatezze per le quali andiamo famosi.
Vedremo come questi prodotti vengono preparati e presentati (altro fattore di grande importanza) e potremo, per alcuni, con la degustazione, apprezzarne al meglio le caratteristiche organolettiche.
Presentarci bene è importantissimo; bottiglie, etichette, confezioni sono aspetti che si ricordano facilmente e caratterizzano quindi quei prodotti. In questi casi l’aspetto esteriore può essere determinante; perciò stavolta la “forma” può diventare “sostanza”. Si ritiene utile per presentare i prodotti più importanti, nel preparare alcune schede, affrontare in modo un po’ più ampio il problema. Perciò parleremo dell’importanza dell’industria enologica, di quella olearia, del latte e dei prodotti caseari, dell’industria ittica e di altro, con ampi riferimenti ai nostri prodotti locali che sono tipici del nostro territorio e che meritano di essere valorizzati e apprezzati. Sono le nostre risorse; abbiamo una ricchezza potenziale grandissima. Dobbiamo saper proporci, dobbiamo saper offrire, dobbiamo farci valere.



Peschiera Mar'e Pontis. Cattura dei pesci nella "camera della morte"



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